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30 March 2009

Solamente America



Non vidi mai nulla di più solitario del Nord America.

Come un marito ubriaco
ha voracemente picchiato la moglie
per occuparne i territori più segreti.

Ed alla sua morte si è ritrovato solo,
in spazi geograficamente immensi
quanto mentalmente angusti.

In cui lo guardo è assente,
ma, ad ogni modo,
non c’è più niente da guardare.

26 March 2009

Fertile



Montréal
(o Montreal, come preferite alla vista)

si è sciolta in una liquida mistura
accompagnata da cicche, plastiche varie e sporco accumulato.

Ha pianto una settimana intera

da ogni balcone e da ogni tetto.

Goccia dopo goccia,
ha consumato il suo ciclo mestruale incolore ed inodore.

Che rispecchia il sentimento d'assenza dell'inverno.


Ogni mio passo è ora libero di sentire il terreno

senza affondare nell'inquietudine dell'ignoto.


Ora ogni via conduce
ed ogni incrocio separa.

è finito il tempo di fluttuare a trenta centimetri dalla vita.


Sento nuovamente il peso di parole e passi.

Di gente e occasioni create.

Finalmente fertile,

anche se orfana di piazze,
ho la scelta fra le mani.

L'accarezzo,
fingendo di sedermi sul bordo di Ponte Sisto.

16 March 2009

Albany senza bellezza


Seduta nell'autogrill dell'anima, guardo Albany senza bellezza.

Le pause necessarie per prendere una giusta direzione diventano luoghi sicuri ed insonorizzati, in cui fermarsi è comodo e senza impegno.

Come le rate s'insinuano presto nella vita di chi si finge benestante,
così le lunghe pause del pensiero s'infiltrano nei luoghi più bui della tua volontà.

E ti ritrovi ancora fermo,
ancora lì, ancora ad Albany,
che senza gioia, né dolore,
ti appaga,
annullando l'inquietudine della scelta.


Non devi far altro che attendere,
immobilizzare battito e respiro
e allinearti nelle code dei senzanome che compongono questa stazione.

E la sua non bellezza ti si spargerà addosso
come polvere di soffitta, come gocce di doccia,
come sabbia mossa dal vento.

Non bella e non viva, ho aspettato due mesi.
Tutto il tempo di distruggere volontà ed autostima.

Ma Albany mi ha sputato ora su un pullman carico di sonno e d'odori
e la scelta del posto a sedere mi ha logorato il pensiero.

Peccato, mi mancherà il sentimento di resa
di chi ha stabilito che non ce la farà.





.

26 February 2009

Tutte le maschere di cui porto il segno


Sono acqua e sono sete.

Ma la mia fonte, la cerco comunque in voi.

Lost in Canada



L'inverno canadese è simile a quei fine settimana sospesi e casalinghi .
Le finestre si trasformano nei tuoi occhi.

Le code degli scoiattoli che saltellano sul balcone nelle tue appendici esterne.


E ti ritrovi bambino, imprigionato in casa,

perché i tuoi genitori hanno deciso di poltrire, di chiudersi alla vita,

o forse solo di abbandonarsi, per dimenticare un lavoro che porta denaro ed impotenza.


E tu, annoiato ma speranzoso che la vicina suoni alla porta

o che passi un venditore di enciclopedie o un prete desideroso di benedire i tuoi pensieri,

sai che in realtà le tue attese saranno deluse.


Ecco, l'inverno canadese mi lascia inutile,

in attesa che tutto finisca presto

o che uno sconosciuto mi urti per strada e per scusarsi mi offra una birra al bar.


Ma no, le persone durante l'inverno canadese tengono gli occhi bassi

e sono talmente rispettose delle precedenze nei sentieri tracciati nella neve,
che il caso si arrende e li lascia fare.

E lo scintillio dei fiocchi appena caduti mi abbaglia

e mi fa credere di essere su una duna a 40 gradi Celsius,

mentre il cuore muore, soffocato da infiniti strati di osservanza e democrazia.


I'm lost in Canada.

20 February 2009

Mi stanno grattuggiando il cielo
















Ricordo
i momenti d'incontinenza fotografica
per fermare ogni passaggio di spensieratezza.
Tanto che ora mi dico che tutto ciò è perso
e non lo riabbraccerò più.
Ma ho almeno immagini in cui sprofondare
e vissuti da immaginare.

Ora, invece, vado in giro con gli occhi chiusi e le unghie mangiate

perché anche il respiro mi fa venire fame.
Di gente che mi guarda e mi tocca.
Di occhi che s'intrecciano senza chiedersi scusa.

L'allontanamento, certo, ti regala l'anonimato.
E quella soglia elettrizzante tra essere tutto ed essere niente
mi spinge nella folla senza nome
per mettermi in fila per uno in attesa dell'autobus.

Chiudo ormai ogni orifizio
per non ricevere, né dare.
Tengo stretto il sapore del sale incrostato nei capelli
perché è l'unico che mi restituisce dignità.

Mi stanno grattugiando tutto il cielo, questi maledetti.
Cade giù giorno dopo giorno.
Vogliono finirlo, rubarmelo fino all'ultimo pezzetto,
che si deposita mortificato in terra.

Ed io, vigliacca, non ho fatto nulla per salvarlo.
Anzi, fingendo di non riconoscerlo,
ci cammino sopra con noncuranza
per convincermi che io qui, ci sono nata.